l’identità del territorio

Una striscia di terra che dall’ingresso dello Stretto di Messina – le coltivazioni di bergamotto iniziano a Villa San Giovanni, ma se ne trovano alcune anche più a nord, a Scilla e a Rosarno – arriva al confine nordorientale della provincia di Reggio Calabria, a Roccella Jonica, fino a Monasterace: la costa reggina – una parte di tirrenica, tutta la ionica – e l’entroterra, per una profondità di circa cinque chilometri, ospitano le distese di bergamotteti in cui si coltiva l’oro verde di Calabria.
I “giardini” più rigogliosi prosperano lungo le fiumare e i valloni, in terreni a base silicea, vicini al calcareo argilloso.

La superficie coltivata a bergamotto negli anni Trenta era di 2.400 ettari, poi si è ridotta molto, ora sta nuovamente ampliandosi. Sono circa 1.500 le imprese produttrici, mentre le industrie di trasformazione, solo nel reggino, sono 45. E stanno nascendo anche in territori limitrofi nuove industrie di trasformazione, mentre il territorio di coltivazione non può ampliarsi: sono stati fallimentari i pur numerosi tentativi effettuati in varie aree agrumarie del mondo – in Florida e California, in Africa del Nord, in Sud America, in Costa d’Avorio.